come le donne hanno trasformato il settore assicurativo

Il mondo assicurativo storicamente è sempre stato “un mondo per uomini”, così dicono.

La narrazione, infatti, ruota da sempre intorno a uomini nel ruolo di underwriter, broker e dirigenti, che hanno plasmato il settore contribuendo a consolidare l’immagine  di uno spazio esclusivamente maschile.

Tuttavia, accanto alla narrazione ufficiale, ne esiste un’altra, meno visibile ma dall’influenza economica-sociale rilevante. 

Questa parte della storia, meno conosciuta, ha come protagoniste le vedove dei broker che hanno contribuito in modo determinante alla continuità e all’evoluzione del mercato. 

Il fenomeno è stato raccontato e approfondito da Phillip Hellwege, docente di Storia del diritto a Oxford, nel suo volume “Widows and the History of Insurance”, pubblicato nel 2021.

 

Le Widow Agent negli Stati Uniti

Gli archivi storici mostrano una dinamica interessante, emersa negli Stati Uniti e in Europa tra la fine del XIX secolo e i primi decenni del XX: la continuità delle agenzie assicurative, alla morte del broker, attraverso la gestione diretta da parte della vedova.

Negli Stati Uniti, il fenomeno assunse proporzioni tali da entrare nel linguaggio comune del settore. Tra il 1880 e il 1920 si diffuse infatti l’espressione “Widow Agent”, utilizzata proprio per indicare le vedove degli agenti assicurativi che portavano avanti le loro attività.

Nonostante, quindi, la legge limitasse l’ingresso diretto delle donne alla professione del broker, si trattava di una prassi consolidata e riconosciuta all’interno del mercato che aveva l’obiettivo di tutelare il portafoglio clienti e garantire la continuità dell’agenzia. 

Compagnie leader come New York Life Insurance Company o Metropolitan Life Insurance Company, per esempio, consentivano alle vedove degli agenti deceduti di mantenere le commissioni maturate sul portafoglio, gestire i rinnovi contrattuali e conservare la titolarità economica dell’agenzia.

 

Regno Unito: dall’epoca vittoriana alla prima donna broker presso i Lloyd’s.

Il fenomeno non riguardò solo gli Stati Uniti ma anche l’Europa, in particolare, il Regno Unito e la Francia. Nei registri commerciali britannici di epoca vittoriana e nella documentazione camerale francese della Terza Repubblica riportano infatti intestazioni in cui le donne risultano registrate in qualità di vedove del broker.

Queste intestazioni avevano l’obiettivo di certificare che la vedova subentrava nella gestione dell’agenzia e nella prosecuzione dell’operatività sul mercato.

È interessante notare che nel Regno Unito l’accesso femminile alla professione di broker rimase formalmente precluso per lungo tempo, in particolare nel mercato di Lloyd's of London.

Per il riconoscimento ufficiale dobbiamo attendere infatti il 1973 con l’accreditamento come broker, presso i Lloyd’s, di Liliana Leah Archibald, anno che molti considerano come l’inizio di una nuova fase per la storia dell’intermediazione britannica.

 

Il ruolo delle vedove nell’intermediazione assicurativa e la salvaguardia del portafoglio.

Come anticipato queste attività venivano spesso svolte attraverso il sistema dell’attività familiare.

Per una maggiore comprensione è importante chiarire che nel XIX secolo l’attività di intermediazione assicurativa, soprattutto nel ramo vita, era frequentemente organizzata in forma di impresa familiare. 

Il portafoglio clienti rappresentava un bene immateriale che si basava soprattutto su fiducia personale, prossimità territoriale e reputazione.

È chiaro che il decesso dell’agente avrebbe avuto conseguenze gravose per l'agenzia in seguito all’interruzione immediata dell’attività, la dispersione del portafoglio e il trasferimento dei clienti alla concorrenza.

Il ruolo delle vedove era quindi quello di salvaguardare il patrimonio  attraverso la tutela e la gestione del portafoglio, nella sua interezza, sfruttando la vicinanza con il defunto e la conoscenza delle specificità territoriali.

Gli archivi societari evidenziano, inoltre, che il ruolo delle vedove non si limitò a una fase transitoria. Queste ultime acquisivano competenze amministrative e commerciali, consolidando la propria posizione nel mercato locale.

La transizione dal ruolo informale alla piena professionalizzazione si concretizzò progressivamente nel corso del XX secolo, fino all’accesso ufficiale ai mercati regolamentati e ai ruoli dirigenziali.

Le cosiddette “broker silenziose” non furono eccezioni marginali, ma espressione di un modello economico in cui la dimensione familiare e quella imprenditoriale si intrecciavano profondamente.

Il loro contributo rappresenta oggi un percorso fondamentale che ha reso possibile la piena integrazione delle donne nell’industria assicurativa contemporanea.