Chi sarà il medico di famiglia del futuro? Un professionista autonomo convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, come avviene oggi, oppure un dipendente pubblico inserito stabilmente nelle Case della Comunità?
È questa la domanda al centro della riforma della Medicina Generale promossa dal Ministero della Salute, e dal Ministro Orazio Schillaci, con un progetto che punta a ridisegnare l'assistenza territoriale e a rafforzare il ruolo delle nuove strutture previste dal PNRR.
La proposta, ancora oggetto di confronto tra Governo e Regioni, ha già acceso un intenso dibattito tra istituzioni, organizzazioni professionali e sindacati dei medici. Sul tavolo ci sono temi centrali per il futuro del sistema sanitario: organizzazione delle cure territoriali, accessibilità dei servizi, gestione delle cronicità e sostenibilità della professione medica.
Vediamo insieme i punti principali della riforma, i possibili benefici e le principali criticità sollevate.
Cosa prevede la riforma: doppio binario per i medici, Case della Comunità, nuovi sistemi di remunerazione.
Il Doppio canale per i medici.
La novità principale riguarda il “doppio binario”, che prevede due possibili percorsi per i medici di medicina generale.
Il primo, è quello attualmente in vigore, in cui il medico di base è un professionista convenzionato con il Servizio sanitario nazionale, che lavora in autonomia, gestendo i pazienti secondo gli accordi con il SSN. Con questo modello il medico riceve un compenso legato al numero di assistiti e alle attività previste dalla convenzione e ha maggiore flessibilità e libertà organizzativa.
Il secondo sistema, previsto dalla riforma come opzione volontaria, introduce invece la dipendenza diretta dal Servizio sanitario nazionale. In questo caso il medico diventa a tutti gli effetti un dipendente pubblico, con orari definiti e un’organizzazione più integrata con il sistema sanitario. Questo modello è pensato soprattutto per rafforzare il ruolo delle Case di Comunità, attraverso équipe multidisciplinari che consentirebbero una migliore gestione di pazienti cronici, fragili o con bisogni complessi.
Riforma del sistema in Convenzione.
Il sistema in Convenzione resta quindi attivo ma viene riorganizzato.
Il medico di base continuerà a essere il punto di riferimento dei propri assistiti, mantenendo quel rapporto fiduciario che da sempre caratterizza la medicina di famiglia. Allo stesso tempo, però, sarà chiamato a svolgere un ruolo più integrato all'interno della rete territoriale dei servizi sanitari.
In concreto, questo significa una maggiore collaborazione con infermieri, specialisti, personale amministrativo e servizi sociosanitari, oltre a una partecipazione attiva nelle Case della Comunità.
Tra le novità previste figurano anche l'utilizzo di sistemi informativi condivisi, la partecipazione ad attività di monitoraggio e valutazione delle prestazioni e una programmazione più strutturata delle attività sul territorio.
Pediatra fino ai 18 anni.
Tra le misure contenute nella bozza di riforma figura anche l'estensione dell'assistenza pediatrica fino al compimento del diciottesimo anno di età.
La proposta mira a garantire maggiore continuità nel percorso di cura degli adolescenti e prevede inoltre un progressivo allineamento del numero massimo di assistiti tra pediatri di libera scelta e medici di medicina generale.
Ruolo centrale delle Case della Comunità.
Protagoniste di questa riforma: le Case della Comunità, che da strutture complementari diventano un elemento centrale dell'assistenza territoriale.
L'attività svolta all’interno di queste strutture, infatti, dovrà più essere considerata un incarico aggiuntivo o incentivato, ma una componente stabile e integrante del lavoro dei professionisti sanitari sul territorio.
Il progetto prevede 1.715 Case della Comunità su tutto il territorio nazionale ma, secondo un'indagine svolta da Agenas, al 31 dicembre 2025, 781 strutture dichiaravano di avere almeno un servizio attivo e solo 66 risultavano pienamente operative.
Sistema di remunerazione.
La riforma inoltre interviene anche sulle modalità di compenso dei medici.
L’attuale sistema, basato sulla quota capitaria (il numero di pazienti in carico) potrebbe lasciare spazio a un modello basato sulla retribuzione fissa di base, uguale per tutti, a cui si andrebbe ad aggiungere una quota variabile di almeno il 30%, legata al raggiungimento degli obiettivi di salute pubblica.
L'obiettivo dichiarato è valorizzare non solo la quantità dei pazienti seguiti, ma anche i risultati ottenuti in termini di prevenzione, presa in carico e continuità delle cure.
Altri aspetti della riforma.
Oltre ai punti principali, il progetto include ulteriori interventi: l’integrazione più stretta tra sanità territoriale e ospedale, il rafforzamento dei sistemi informativi condivisi, la digitalizzazione dei processi clinici e amministrativi, e una maggiore standardizzazione dei percorsi assistenziali. Previsti anche nuovi modelli organizzativi per la gestione delle cronicità e della prevenzione, con un ruolo più strutturato dei team multidisciplinari.
Perché il Governo vuole questa riforma e le criticità sollevate.
Le ragioni del Governo.
Secondo il Ministero della Salute, la riforma risponderebbe alla necessità di rafforzare la sanità territoriale cercando di superare il sovraccarico degli ospedali.
L’obiettivo dichiarato è rendere il sistema più efficiente, uniforme e accessibile, garantendo una presa in carico più strutturata dei pazienti cronici e fragili e riducendo la pressione sui pronto soccorso.
Investendo sulle Case della Comunità i cittadini infatti potrebbero accedere a un’équipe di professionisti, tutti all’interno della stessa struttura e non al singolo medico.
Il Governo sottolinea inoltre che l’integrazione dei medici nelle Case della Comunità e l’introduzione di modelli organizzativi più coordinati sono passaggi necessari per rendere operativo il nuovo assetto della sanità territoriale previsto anche dal PNRR.
Cosa pensano le organizzazioni sindacali.
Non sono tardate ad arrivare le reazioni delle organizzazioni sindacali e professionali dei medici.
La Federazione nazionale degli ordini dei medici (FNOMCEO) ha criticato la riforma sostenendo che il sistema proposto non ha preso in considerazione le reali esigenze dei cittadini.
Secondo la Fnomceo, infatti, la riforma rischierebbe di modificare in modo significativo il ruolo del medico di famiglia, indebolendo il rapporto diretto con il paziente e spostando l’attività su una dimensione più organizzativa e meno centrata sulla relazione di cura.
Ancora più dura è stata la reazione della Federazione italiana medici di medicina generale (FIMMG) secondo cui la riforma distrugge la figura del medico di famiglia e mette a rischio la funzionalità dell’assistenza sanitaria. Inoltre, aggiunge che l’introduzione di nuovi vincoli e percorsi di carriera potrebbe allontanare gli studenti dalla professione aggravando l’attuale problema della carenza di medici di famiglia.
Anche dall’ENPAM, l’ente previdenziale dei medici, arrivano valutazioni sulla sostenibilità del sistema previdenziale.
Il timore principale è che la riforma possa incidere sull’equilibrio del sistema previdenziale autonomo, soprattutto nel caso in cui una parte significativa dei medici di famiglia dovesse scegliere il lavoro dipendente. Questo cambiamento, secondo l’Ente, potrebbe ridurre la base contributiva e mettere sotto pressione la sostenibilità del sistema a ripartizione.
Il Sindacato nazionale autonomo medici italiani (SNAMI), pur aprendo a un sistema a doppio canale, ha espresso perplessità sulla fattibilità del modello dipendente, ritenuto poco realistico considerando le attuali risorse disponibili.
Uno sguardo al futuro.
La riforma della Medicina Generale rappresenta uno dei più importanti interventi di riorganizzazione dell'assistenza territoriale degli ultimi decenni.
Il confronto tra Governo, Regioni e professionisti è ancora aperto e molti aspetti dovranno essere definiti nei prossimi mesi. La sfida sarà trovare un equilibrio tra innovazione organizzativa, sostenibilità del sistema e tutela del rapporto di fiducia tra medico e paziente.
Per cittadini, professionisti sanitari e operatori del settore assicurativo, seguire l'evoluzione di questa riforma significa comprendere come potrebbe cambiare l'accesso alle cure e l'organizzazione della sanità italiana nel prossimo futuro.